analisi dei dispositivi biomedicali
analisi delle leghe di titanio per protesi impiantabili

Il laboratorio di APM offre servizi avanzati di analisi per dispositivi biomedicali, con un focus particolare sulla qualità, sicurezza e conformità dei materiali impiegati nella produzione di dispositivi medici impiantabili. L’obiettivo principale è garantire che questi dispositivi soddisfino gli standard normativi e le specifiche richieste, assicurando al contempo la protezione della salute del paziente.
APM si occupa di una vasta gamma di analisi, che comprendono analisi chimiche, per verificare la composizione e la presenza di eventuali contaminanti nei materiali, analisi microstrutturale, per esaminare la struttura interna dei materiali e assicurarsi che non ci siano difetti che possano comprometterne le prestazioni. Inoltre, il laboratorio esegue misurazioni delle proprietà meccaniche, per valutare la resistenza e la durabilità dei dispositivi nel tempo, garantendo che siano in grado di resistere alle sollecitazioni a cui sono sottoposti nell’ambiente biologico.
Un altro aspetto fondamentale delle analisi condotte da APM riguarda la determinazione di impurità gassose come idrogeno, ossigeno e azoto nelle leghe utilizzate, poiché queste possono influire negativamente sulle proprietà meccaniche e sulla resistenza alla corrosione.
Grazie a un team di esperti e all’impiego di tecnologie all’avanguardia, APM è in grado di offrire un servizio completo e affidabile di analisi per garantire che i dispositivi biomedicali siano sicuri, duraturi e conformi agli standard internazionali.
analisi chimica dei dispositivi biomedicali
L’analisi chimica dei dispositivi medici impiantabili è un aspetto cruciale per garantire che questi prodotti siano sicuri, efficaci e conformi alle normative internazionali. In particolare, la norma ISO 10993-18 stabilisce i requisiti per la caratterizzazione chimica dei materiali che compongono i dispositivi medici, con l’obiettivo di assicurare che non presentino rischi per la salute del paziente, specialmente per quanto riguarda la biocompatibilità.
La norma stabilisce le linee guida per la caratterizzazione chimica e il controllo dei materiali, tra cui metalli, polimeri, ceramiche e compositi, e richiede che vengano effettuati test specifici per identificare e quantificare le sostanze chimiche che potrebbero essere rilasciate dai dispositivi.
La biocompatibilità non riguarda solo l’assenza di reazioni tossiche, ma anche l’interazione del materiale con i fluidi biologici, i tessuti e le cellule. Le sostanze rilasciate nel corpo attraverso il dispositivo devono essere analizzate in modo accurato per garantire che non vi siano contaminanti dannosi, come metalli pesanti, solventi, additivi o altre impurità chimiche. Le aziende coinvolte nella produzione, regolamentazione o valutazione dei dispositivi medici comprendono quindi la necessità di condurre test accurati volti a garantire la qualità dei materiali.
tecniche strumentali per l’analisi
L’analisi chimica viene eseguita con diverse tecniche strumentali, scelte in funzione del tipo di materiale (metallo, gomma, polimero, ceramica) da controllare. Tra le tecniche comunemente impiegate figurano:
analisi microstrutturale dei dispositivi biomedicali
L’analisi microstrutturale dei dispositivi biomedici è un processo cruciale per garantisce che i materiali utilizzati siano idonei per l’impiego in dispositivi medici, rispettando rigorosi requisiti di biocompatibilità e sicurezza. La microstruttura del titanio e delle sue leghe deve essere ottimizzata per offrire la massima resistenza, elasticità, e resistenza alla corrosione, caratteristiche fondamentali per l’affidabilità dei dispositivi impiantabili.
APM si occupa di eseguire un controllo accurato della microstruttura dei materiali, come il titanio e le sue leghe, che sono ampiamente utilizzati nella produzione di protesi ortopediche e altri dispositivi medici impiantabili.
Inoltre, il controllo continuo durante il processo produttivo consente di identificare e correggere eventuali problematiche in tempo reale, riducendo i rischi di difetti nel prodotto finito e migliorando la qualità complessiva del dispositivo impiantabile.
Lavorazione a Caldo del Titanio e delle Sue Leghe
La lavorazione a caldo del titanio e delle sue leghe, che include processi come laminazione, forgiatura e stampaggio, è un passaggio essenziale per conferire al materiale la forma finale desiderata per i dispositivi impiantabili. Questi processi sono fondamentali non solo per dare forma al materiale grezzo, ma anche per ottimizzare le proprietà meccaniche e biocompatibili del prodotto finito. La microstruttura risultante dipende in modo significativo dalle condizioni di temperatura e dalle fasi di lavorazione.
Anche piccole variazioni di temperatura, a volte di sole decine di gradi centigradi, possono influire notevolmente sulla struttura e sulle proprietà meccaniche del titanio, che è molto sensibile alle condizioni di lavorazione. Per esempio, nella produzione di protesi ortopediche in titanio, una microstruttura omogenea è essenziale per assicurare resistenza e durabilità del dispositivo nel tempo. Imperfezioni o irregolarità nella microstruttura potrebbero compromettere la sicurezza e la funzionalità dell’impianto, aumentando il rischio di fallimenti durante l’uso.
Controllo Metallografico della Microstruttura
L’esame metallografico è fondamentale per verificare che la microstruttura del titanio e delle sue leghe sia conforme agli standard di qualità richiesti, come indicato nella norma ISO 20160. Il controllo della microstruttura viene effettuato in ogni fase del processo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito, per garantire che ogni fase di lavorazione rispetti le specifiche previste.
Il processo di analisi metallografica inizia con la preparazione del provino del materiale. Il campione viene lucidato fino a ottenere una finitura speculare per consentire una visione dettagliata della microstruttura. Successivamente, si applica un attacco chimico selettivo per evidenziare chiaramente i dettagli strutturali, come i grani di titanio, le fasi intermetalliche, e le eventuali disomogeneità presenti nel materiale. Una volta preparato il campione, si effettua il controllo con un microscopio metallografico a luce riflessa. Questo microscopio permette di osservare la struttura a un ingrandimento elevato, evidenziando dettagli minimi della superficie e consentendo il confronto con i valori di riferimento stabiliti dalla norma ISO 20160.
Analisi di Rivestimenti Induriti (TiN/TiCN)
Nel caso in cui i dispositivi impiantabili siano rivestiti con uno strato indurito di nitruro o carbonitruro di titanio (TiN/TiCN), l’analisi microstrutturale diventa ancora più sofisticata. I rivestimenti di TiN o TiCN sono utilizzati per migliorare la resistenza all’usura e alle alte temperature, nonché per aumentare la durabilità del dispositivo.
Per eseguire un’analisi accurata del rivestimento, si combina l’analisi metallografica con l’uso di un microscopio elettronico a scansione (SEM) e una microanalisi EDS (Energy Dispersive X-ray Spectroscopy). Il SEM consente di osservare la microstruttura del rivestimento con un dettaglio superiore rispetto ai microscopi ottici, e la microanalisi EDS fornisce informazioni elementari precise sulla composizione chimica dei materiali presenti. Queste tecniche permettono di misurare lo spessore del rivestimento e di identificare la natura chimica degli strati superficiali, verificando che il rivestimento sia conforme alle specifiche e che non vi siano difetti, come microfessure o disomogeneità che potrebbero compromettere l’efficacia del rivestimento stesso.
misurazione delle proprietà meccaniche nei dispositivi biomedicali
La misurazione delle proprietà meccaniche dei dispositivi biomedicali è un aspetto cruciale per garantirne l’affidabilità, la sicurezza e la funzionalità a lungo termine. In particolare, per le protesi impiantabili, è essenziale che le proprietà meccaniche del materiale utilizzato siano adeguate per resistere alle sollecitazioni e ai carichi a cui saranno sottoposti durante l’uso.
Tutte le prove meccaniche vengono eseguite seguendo standard di riferimento internazionali per garantire la qualità e la sicurezza dei dispositivi biomedicali. La misura della durezza, ad esempio, viene generalmente eseguita utilizzando la scala Vickers, conformemente allo standard ISO 6507-1.
Per quanto riguarda la prova di trazione, che include la valutazione della resistenza allo snervamento, del carico di rottura e dell’allungamento a rottura, essa viene realizzata in conformità con la norma ISO 6892-1 oppure, se richiesto, secondo gli standard ASTM E8/E8M. L’adozione di questi standard internazionali assicura che le prove siano effettuate in modo rigoroso e che i dispositivi biomedicali soddisfino i requisiti di sicurezza e prestazioni previsti.
durezza dei materiali
La durezza è una delle proprietà meccaniche fondamentali per la valutazione di un materiale impiantabile, come una protesi ortopedica. Essa descrive la resistenza del materiale alla deformazione permanente sotto carico, una caratteristica importante per garantire che il dispositivo non si danneggi facilmente durante l’uso. La misura della durezza viene principalmente eseguita utilizzando la scala Vickers, che è una tecnica di prova di durezza in cui un diamante a forma di piramide viene premuto sulla superficie del campione con una forza specifica.
La prova di durezza Vickers è eseguita secondo lo standard ISO 6507-1 e consente di ottenere una misura precisa della durezza del materiale. I risultati di questa prova aiutano a determinare se il materiale scelto per la protesi è sufficientemente resistente all’usura e alla fatica, ma anche alla pressione applicata durante l’attività fisica quotidiana.
resistenza allo snervamento
La resistenza allo snervamento è un parametro che indica il punto in cui un materiale, come una lega metallica utilizzata in una protesi, inizia a subire una deformazione plastica permanente sotto sollecitazione. Questo è un dato fondamentale per la sicurezza di un impianto, poiché una resistenza insufficiente allo snervamento potrebbe comportare la deformazione o il cedimento del dispositivo impiantabile, con conseguenti danni al paziente.
Questa proprietà viene comunemente misurata attraverso la prova di trazione, che consente di determinare come un materiale resiste a forze che tendono ad allungarlo, fornendo informazioni sul comportamento del materiale al limite della sua elasticità.
carico di rottura unitario
Il carico di rottura unitario rappresenta la forza massima che un materiale può sopportare prima di rompersi, e la sua misurazione è di fondamentale importanza per determinare la durabilità di un dispositivo impiantabile, come una protesi. In pratica, questa prova permette di stabilire quanto il materiale può resistere prima di fallire definitivamente sotto stress, una caratteristica cruciale per i dispositivi che sono esposti a continue sollecitazioni meccaniche nel corpo umano.
allungamento a rottura
L’allungamento a rottura è un parametro che indica quanto un materiale può estendersi prima di rompersi, ed è direttamente correlato alla sua plasticità. Un allungamento eccessivo potrebbe indicare che il materiale è troppo fragile o che non resiste abbastanza alla deformazione. Al contrario, un materiale con un buon allungamento a rottura è in grado di assorbire le sollecitazioni senza rompersi, una caratteristica importante per le protesi che devono resistere a flessioni o compressioni.
analisi dell’idrogeno, dell’ossigeno e dell’azoto
Determinazione di Idrogeno Ossigeno e Azoto con analizzatore specifico nelle ferroleghe, acciai inossidabili, Rame e leghe di Rame, Titanio e leghe di Titanio, Cobalto e leghe di cobalto, Nichel e leghe di Nichel. Le leghe di titanio sono ampiamente utilizzate in ambito biomedicale grazie alle loro eccezionali proprietà meccaniche, chimiche e biocompatibili.
Tuttavia, la presenza di impurità gassose come idrogeno, ossigeno e azoto può compromettere significativamente le loro prestazioni, influenzando negativamente la qualità e la durata dei dispositivi impiantabili. Per questo motivo, l’analisi accurata di queste impurezze è fondamentale per garantire la sicurezza, la funzionalità e la longevità dei dispositivi biomedicali.
Analisi dell’idrogeno
L’idrogeno nelle leghe di titanio può essere presente sotto forma di idrogeno solubile o interstiziale. La sua presenza può causare fragilità del materiale e ridurre la resistenza alla corrosione, fenomeno noto come fragilità per idrogeno. Per la quantificazione dell’idrogeno, si utilizzano analizzatori specifici secondo la norma ASTM E1447, che permette una misurazione precisa e sensibile, garantendo che la lega non presenti contaminazioni dannose.
analisi dell’ossigeno
L’ossigeno può essere presente sotto forma di ossigeno disciolto o ossidi nelle leghe di titanio. L’eccesso di ossigeno può indebolire le proprietà meccaniche della lega, causando fragilità e riducendo la resistenza alla corrosione. L’analisi dell’ossigeno viene effettuata con analizzatori specifici secondo la norma ASTM E1409-13, che consente di quantificare con alta precisione la presenza di ossigeno, assicurando che il titanio mantenga le sue prestazioni ottimali.
Analisi dell’azoto
L’azoto nelle leghe di titanio può essere presente come impurità residua o sotto forma di composti come nitruro e carbonitruro. Sebbene l’azoto non influenzi direttamente la resistenza meccanica, la sua presenza può compromettere la resistenza alla corrosione e la lavorabilità della lega. L’analisi dell’azoto è eseguita utilizzando un analizzatore specifico secondo la norma ASTM E1409-13, che garantisce la quantificazione precisa e sensibile dell’azoto, evitando possibili problematiche legate alla durata e funzionalità del dispositivo.